Il Signore ti dia pace e gioia

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Morano Calabro

Incastonato nello spettacolare complesso scenario della Calcinaia, del centro abitato, della ricca pianura, delimitata dal Pollino, dall’avvallamento verso il mare e dal monte S. Angelo, si delinea il convento di Morano Calabro, dove la prima visita cappuccina risale al 1597 con frate Amedeo da Castrovillari, laico, recatosi per la questua per conto della fraternità di Saracena, ospite di don Ambrogio Cozza, sacerdote e gran benefattore dei frati, per i quali “teneva accomodata una casa”. I moranesi, edificati dalla provvidenza divina e dal buon esempio dei frati questuanti e incoraggiati da don Cozza, si adoperarono per avere i Cappuccini nella loro Terra. Fu Giovanni Marco Rizzo con la sua consorte Isabella Marruti a donare la tenuta, dove intorno al 1598-99, ottenuti i permessi delle Autorità ecclesiastiche e civili, iniziò la costruzione del convento, prendendo dimora i frati, sia pure non in forma ufficiale e per meglio seguire i lavori, ad incominciare dal 1604. La consegna ufficiale avvenne il 1606, presente mons. Bonifacio Gaetano, vescovo di Cassano, suscitando grande commozione nelle popolazioni di Morano e d’intorni. Notizie importanti le ricaviamo dalla Relazione innocenziana del 1650, redatta dall’allora Guardiano padre Daniele da Oriolo: “Il Convento dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Cosenza, detta di S. Daniello, Calabria Citra, della Terra di Morano, Diocesi di Cassano, sta situato distante dall’habitato mezzo miglio in circa, in parte rimasto fuori di strada publica, dentro le possessioni. Fu fondato l’anno con consenzo dell’Ordinario Diocesano, il quale fu l’Ill.mo et Rev.mo Bonifacio Gaetano, che fu poi Cardinale, dove fu presente vestito Pontificalmente e di propria mano vi pose la prima pietra ad istanza di detto popolo, e con le elemosine di quelli fu fabbricato secundo la povera forma Capuccina con celle numero 20. Ha la chiesa sotto il titulo et invocatione del P.re San Francesco d’Assisi. Il detto convento, oltre l’orto contiguo, ch’è dalla Sedia Apostolica, com’è pure il medesimo convento; non possiede entrate perpetue né temporali, né altra proprietà temporale di beni immobili. Per il passato è stato luogo di Noviziato molti anni con numero di frati professi e Novizi più di 15; di presente ve ne stanno meno per causa delle rivoluzioni occorse, i quali si sostentano con le elemosine somministrate da detto popolo e d’un Casale detto S. Basile”. Alcuni studiosi descrivono la pianta quadrata del convento con chiostro e archi retti da pilastri e con una cisterna al centro. A lato la chiesa, con tre cappelle e altari lignei barocchi, eseguiti nel primo settecento da fra Luca da Mormanno e fra Giovanni da Belvedere Marittimo. Tra queste opere si segnala la stupenda custodia in madreperla dell’altare maggiore, voluta dal padre Paolo da Morano.

 

In questo luogo sprigionarono il profumo della santità, della cultura e della cura del creato frati di ogni ceto ed età, tra i quali padre Gabriele Campilongo da Morano, sant’Angelo d’Acri; e trovarono conforto e sostegno poveri e accattoni. Abbastanza fornita la biblioteca, che annoverava diversi incunaboli e opere del 1500 e del 1600.

 

Soppresso con i decreti legislativi di Murat degli anni 1809-1811, venne ripristinato su richiesta unanime del popolo a Ferdinando II nel 1852. “Era il 2 ottobre, scrive Bernardo Quaranta, ed era notte quando il Monarca avvicinossi a Morano, ma la notte sparve al chiarore di mille faci con cui gli abitanti di quel popoloso ed industre comune gli si fecero riverenti incontro: faci alle quali precedevano grossi ceri portati da ecclesiastici e gentiluomini, mentre gli usci tutti e le finestre brillavano pure di lumi. In questa guisa si rese visibile tutto l’abitato che piramideggia sopra una montagna dalle falde alla cima. Tre archi trionfali con vive iscrizioni ornavano la strada prossimo al suo ingresso. Immensa era la calca del popolo, fra i cui strepitosi evviva il Re N. S. andava a prendere alloggio nel Seminario”.

 

Nella mattinata del giorno dopo, il Re ricevette in udienza coloro che si erano resi promotori della richiesta del ripristino del convento e si videro non solo soddisfatto il desiderio ma anche l’annullamento del “contratto enfiteutico per motivi di pubblica utilità, ordinando che i figli di S. Francesco fossero reintegrati nel loro convento. Per i restauri concesse – ci tramanda Giocondo Leone, 1.000 ducati, ma a condizione che i frati gestissero, abitandovi, il Pio luogo del SS. Crocifisso, aggiustato a spese dello stesso Re. Concesse altresì 700 ducati per i poveri, per la qual cosa Morano ‘fu tutta illuminata a sera, in guisa che, visibile come un bel panorama dalla vasta pianura che n’è dominata, disvelava pur fra le ombre nel giro del suo orizzonte l’alta cagione che dàvale un sì lieto e pittoresco aspetto’” (G. Leone). Quanto concesso a voce, venne codificato con apposito Decreto, emanato il 20 marzo 1854 dalla Reggia di Caserta, introdotto dall’articolo 1° così espresso: “Nel comune di Morano sono ripristinati i Padri Cappuccini della Monastica Provincia di Calabria Citra, e propriamente nel loro antico convento, quivi esistente”. I lavori di recupero strutturale furono seguiti dal Re con persone di sua fiducia, in modo da evitare perdite di tempo e garantire la qualità degli interventi. La ripresa di possesso avvenne, con particolare solennità, il 16 settembre 1855. Essa venne così tramandata: E’ qui indicibile la magnificenza cui Funzione siffatta sortiva. Già fin dal giorno 9 il devotissimo Funzionante da Sottintendente, Sig.r D. Lucio Cappelli, brigava di tutto il suo potere perché la stessa riuscisse eclatante. Al cui oggetto egli stesso emanava Programma, che l’andamento della Processione, agli Impiegati civili, alla Gendarmeria ed alla Guardia civica e al Corpo Municipale prescriveva, lasciando all’ottimo pro Vicario Generale Sig. D. Gaetano Prevosto Scorza le disposizioni sugli ecclesiastici. La sera del 15 lo sparo di numeroso numero di mortaretti, lo scampanio di tutte le chiese e una gaia illuminazione per ogni finestra, annunziarono in anticipazione la solennità dell’indomani. L’indomani venne, atteso con ansia dal popolo tutto, che da più tempo bramava il ritorno dei Cappuccini nella loro Patria. L’indomani venne e calca innumerevole di gente, accorsa anche dai paesi vicini, verso le ore 21 trasse alla nostra Chiesa che n’era stipata, oltre altra di gran lunga maggiore di cui brulicava la via che dalla Città porta al Convento. Assai numero di Religiosi chiamati dal Provinciale da Castrovillari, da Cassano, da Mormanno, inalberata la Croce, si avviava per la strada consolare alla porta della Città dove venìa incontrata e ricevuta da una Delegazione di Canonici e Decurioni che, intonato il Salmo Benedictus Deus Israel, l’introducevano nella Chiesa Matrice di S. Maria Maddalena, da dove usciva ordinata la Processione verso il Convento. Dove giunti, il prelodato Monsignor Pro Vicario indossava la stola al M. R. P. Provinciale, immettendolo al possesso dei diritti religiosi, ed accompagnando tale atto con cortesi amorevolissime parole di ringraziamento. Al che il Provinciale rispondeva per la sua volta. Arrivati all’Altare Maggiore, espostovi il Sacramento, s’intonò l’Inno Ambrosiano (Te Deum), che venne cantato con giubilo, ed alto echeggiò dal numeroso Clero e dal Seminario di cotta vestito. Indi si lesse la Bolla di S. Pio V sulla inviolabilità della clausura e in questo mentre, un Religioso dal Provinciale delegato giva apponendola /la clausura) in ogni angolo della casa e del giardino. Indi fra lo sparo di gran numero di mortaretti e il suono di tutte le campane, il ripetuto Pro Vicario dava la benedizione col Venerabile, nel mentre che ognuno benediceva all’altissimo per aver visto giorno cotanto lieto, pregandolo alla conservazione del nostro Augusto Monarca, che per segnalata Munificenza glielo lasciava rivedere”.

 

Si sono resi necessarie altre risorse economiche per completare il recupero della struttura, a seguito di un’ulteriore perizia effettuata il 17 ottobre 1855 e finanziata con altri 600 ducati, aggiunti agli oboli dei devoti. E così, dopo il Capitolo Provinciale del 2 giugno 1856, presieduto al Ministro Generale dei Cappuccini, padre Salvatore da Ozieri, si potette procedere alla formazione canonica della fraternità religiosa. Si ricominciò a vivere con spirito lieto e fervente secondo l’insegnamento di Francesco d’Assisi con grande edificazione del popolo.

 

Ma il 17 luglio 1866 il Governo Italiano deliberò la chiusura delle Congregazioni religiose, costringendo i frati ad abbandonare la loro Casa nel 1867. Divenne proprietaria “la famiglia Aronna, in base all’enfiteusi d’un tempo” (G. Leone).

 

Gli eredi Aronna, allo scopo di salvaguardare e conservare al meglio la struttura, chiesero ai frati di continuarlo ad abitare, stipulando, in data 6 giugno 1874, regolare atto di fitto a lire 136. Il 5 settembre 1881, maturate le condizioni favorevoli, i frati convennero di acquistarlo. A firmare l’atto, redatto dal notaio Raffaele Ponzi, fu padre Ignazio da Cerchiara, assai apprezzato anche dal Vescovo per i servizi pastorali resi con grande spirito di abnegazione e di carità.

 

La chiesa, dedicata a san Francesco d’Assisi, conservò la forma originaria, ma senza tracce dello stile barocco. I sei altari lignei, realizzati nel 700, fanno corona all’altare maggiore con la custodia in madreperla, realizzato dai frati Luca da Mormanno e Giovanni da Belvedere, e “la bellissima tela della Madonna degli Angeli con in primo piano S. Francesco in ginocchio che offre alla Vergine un cuore fiammante e par che dica (le parole sono scritte in prossimità della bocca): Ecco il cuore di Morano, ardente di amore per te; meravigliosa allegoria della devozione mariana e francescana del popolo moranese” (G. Leone).

 

 Pregevoli le statue di Maria SS. Addolorata del 1753, opera di Giacomo Colombo; del serafico padre san Francesco d’Assisi e del santo taumaturgo Antonio di Padova; e “un Crocifisso scolpito a tutto tondo e dipinto, il cui fascino è racchiuso nel dolore umano che trasfigura il volto" (G. Leone).

 

Degno di nota anche il pulpito, intarsiato e decorato. 

Il Signore ti dia pace e gioia