Il Signore ti dia pace e gioia

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Cosenza

La presenza dei Cappuccini in Cosenza, capoluogo di Provincia, il padre Giovanni Fiore la configura nel 1534, come pure il “Libro Magistrale”; mentre il padre Giuseppe Zuccalà nella Cronaca Cappuccina la colloca nel 1533, contestualizzandola con la pastorale itinerante dei fondatori della Riforma, i cui ispiratori furono i padri Ludovico Comi e Bernardino Molizzi, ambedue da Reggio Calabria. Con i fondatori vi erano pure padre Michele Gambella da Castrovillari, padre Francesco e padre Girolamo da Dipignano e padre Bernardino da Bisignano. Nella Relazione innocenziana il padre Giuseppe da Paterno relaziona circa la presenza dei Cappuccini nel Capoluogo di Provincia: “Il Convento dei Frati Minori Cappuccini della città di Cosenza, situato fuori della Città in luogo aperto, a canto la strada pubblica, ha la metà del sito in piano e la metà in una collina, parte murato e parte da murare, un quarto miglio lontano dall’habitato. Fu fondato l’anno 1557 a 23 maggio; vi s’andò in processione col consenso dell’Eminentissimo Cardinale Tadeo Gaddi, fiorentino, Arcivescovo Metropolitano, e d’ordine dell’Ill.mo Signor D. Pietro Urries, Governatore, a petizione della Città, nella quale era Sindico dei Nobili il Sig.r Giacomo Cozza, e degl’honorati Cittadini Giovanni Domenico Sorrentino, Avvocato della Città, Giovanni Andrea Sambiasi, e con le loro elimosine fabbricato ed eretto secondo la povera forma Capuccina con celle n. 35, e con altre stanze per officine del Convento. Ha la chiesa sotto il titolo et invocatione della SS.ma Concezione”. Sempre in merito alla fondazione Minicucci Cesare scriveva in Cosenza Sacra, citando il Bosco: “Li Padri Cappuccini furono ammessi nella nostra Città ,e loro fu assegnato un monastero di donne dell’Ordine Cistercense, detto di S. Maria della Motta, tanto che nel giorno di domenica li 27 maggio dell’anno 1557, alle ore venti vi si conferirono processionalmente a piantarvi la Croce cantando il Miserere, col sparo di quattro pessi di artiglieria del Regio Castello d’ordine di D. Pietro Urias Recjulo di S. Eufemia, e poi a quattro ottobre dell’anno seguente 1558 fu la Chiesa consacrata da Mons. Matteo Sacconno Vescovo di Strongoli”.  Il padre Giocondo Leone, nella sua opera 2I Cappuccini e i loro 37 Conventi in Provincia di Cosenza - analizzate le varie testimonianze, compresa quella del Lexicon Capuccinorum - concorda con quella espressa da Andreotti Davide, e cioè che i Cappuccini gettarono le fondamenta del convento il 1534 e vennero portati a compimento nel 1557.

 

Ma a causa della posizione disagevole del com

 

plesso conventuale, essendo addossato al colle Pancrazio, e “assai malsano, per cui molti religiosi vi morirono immaturamente, si determinò di costruire un nuovo convento, non inferiore al primo in quanto volumetria e servizi, tra i quali la Curia Provinciale e lo Studentato teologico, e salubre. Il terreno venne donato con testamento dal quondam Francesco Lauro nel 1649.  La nuova fabbrica, “esperite le pratiche necessarie presso la Santa Sede”, iniziò il 1552 e fu completata nel 1672., come dimostrato da apposita documentazione.

 

Nel 1806 i Francesi presero il sopravvento nel Regno e due anni dopo il convento fu soppresso e adibito ad ospedale militare. Annota il Minicucci: “Questi Padri per la loro superbia e per non contentarsi di poche stanze e la Chiesa perderono questo bel convento che nel 1813 divenne anche quartier generale dei francesi”. Una dichiarazione infondata, questa, per la semplice ragione che i frati “pur di avere un piede in convento – ribadisce il padre G. Leone – accettavano che un solo sacerdote vi restasse come cappellano della chiesa conventuale”.  Vi ritornarono nel 1834, grazie ad un Real Rescritto di Ferdinando II. Era esattamente il 13 giugno quando “si recarono al convento Pietro De Martino, giudice del Consiglio di Guerra, Francesco Candela, ufficiale del Genio, ed il Provinciale dei Cappuccini, P. Angelo d’Acri, per procedere alla consegna ufficiale, della quale è stato redatto regolare verbale sottoscritto dai convenuti” (G. Leone). La consegna non includeva l’orto, perché in fitto agli stessi frati. Ci volle un altro Decreto reale per la retrocessione avvenuta il 14 ottobre del 1841.

 

Occupato dai francesi il Convento, la chiesa rimase chiusa per ben 26 anni. Dal resoconto amministrativo del 1835 si evince lo stato di abbandono e gli interventi operati per restituirle dignità e decoro allo scopo di ripristinare in modo lodevole e degno il culto. Si ricostruì l’altare maggiore, collocandovi la statua dell’Immacolata, in sostituzione della pala contenente la tela omonima di Luca Giordano, che nel frattempo era stata portata in Cattedrale, dove si conserva tuttora. Si ricostruì il campanile, dotandolo di una nuova campana, in quanto quella di prima non si riuscì a rintracciare.

 

Nel 1866 irruppe la seconda soppressione e i frati furono costretti ad abbandonare la loro casa, e trovarono accoglienza in una casa privata, presso la Cappella di S. Lorenzo, in via Padolisi, un tempo della famiglia Belmonte, dove rimasero fino al 1890, consentendogli di svolgere il sacro ministero nella chiesa di S. Lorenzo.

 

“Nel 1909, così il padre Russo, furono iniziate le pratiche con i Frati Minori per la cessione della Chiesa della Riforma e convento che, condotte a termine nel 1912, dando la possibilità ai frati di trasferirsi e di alloggiare in poche stanze alla buona, costruite lungo il lato meridionale della Chiesa, mentre l’antico convento dei Riformati restava adibito a caserma. <le lunghe trattative col Ministero della Guerra per ottenere la cessione di un’ala del convento, anche in base al Concordato del 1929, non approdarono a nulla. Ma la guerra del 1940-44 distrusse la caserma e la chiesa. Fu un male, perché con la chiesa andarono perdute delle opere d’arte, tra cui alcuni quadri del Borromans, ma fu anche un bene, perché la chiesa è stata ricostruita in stile rinascimento e la caserma, ceduta finalmente ai Cappuccini, è stata trasformata in convento, costruito con criteri moderni”.

 

Il padre Remigio Alberto Le Pera osserva che “le trattative per l’insediamento dei Cappuccini alla Riforma furono esplicate durante l’unione delle due Province calabresi, essendo Superiore P. Ambrogio Peronaci da Catanzaro. Il Convento è stato riscattato nel 1951 per compera e trattativa privata. D’allora è stato ingrandito con altra ala per lo Studentato e molto migliorato in tutto il suo complesso, onde, per sua ricettizia, per parecchi anni fu scelto a sede dello Studentato Interprovinciale. È stato inoltre sempre la sede del Provinciale. I Religiosi svolgono un’attività apostolica, sendo pure Cappellani dell’Ospedale civico, del Sanatorio Provinciale e di varie cliniche”.

Il Signore ti dia pace e gioia